La mente, quando si trova in una condizione di stress o dolore, attiva circuiti che possono portare alla formazione del pensiero circolare, ripetitivo, continuo ossessivo, irrigidendosi su schemi essenzialmente ed esclusivamente negativi. Le neuroscienze dimostrano “ciò che diciamo a noi stessi può cambiare non solo l’umore, ma anche il funzionamento del nostro cervello”. Più semplicemente osservare che “abbiamo due orecchie per ascoltare ma una sola bocca per parlare”. Questo da fortemente il senso che l’ascolto ha un potere enorme, doppio, e quindi tutto ciò che ci diciamo e che usualmente raccontiamo agli altri, viene amplificato provocandoci un forte effetto boomerang. Dal punto scientifico è la forza magica della plasticità neuronale: ogni pensiero lascia un’impronta, (indelebile) ogni parola (se giusta) può aprire una via diversa dentro di noi. Ci possono aiutare alcune “frasi motivazionali” da dirsi per stare meglio
quando tutto sembra difficile e non si trova il bandolo della matassa per sciogliere i pensieri aggrovigliati…Ma non si tratta di formule magiche: sono piccoli ponti da attraversare con consapevolezza, lasciando che risuonino dentro, lentamente, ripetute anche come un mantra, parola dopo parola.
1. “Sto facendo del mio meglio, anche se non è perfetto.”
Questa frase è la cura per chi è abituato a dare ascolto al giudice interiore che urla sempre che “non stai facendo abbastanza”. Quando si è ancora fragili o abbiamo dei ricordi in cui qualcuno o qualcosa ci rimproverava o ci faceva sentire inadeguato e impreparato, spesso la mente scivola in una forma di autocolpevolizzazione cronica, si rimprovera ogni gesto, si contesta ogni pausa, si condanna ogni esitazione. Ripetersi che si sta facendo del proprio meglio – anche se non è il massimo, anche se non è perfetto– è un modo per riconoscere lo sforzo che stiamo facendo, se pur invisibile, è quello che ci appartiene. Non bisogna sottovalutare ciò che è per noi un esercizio continuo: il semplice resistere, il rialzarsi, il mantenere una routine, il non mollare. Questa frase riconosce che, anche senza eroi né vittorie clamorose, esiste un valore nell’esserci sempre e comunque al nostro meglio.
2. “È normale sentire quello che sento.”
Soffrire non significa essere sbagliati. Avere paura, provare rabbia o sentirsi tristi non è un difetto, ma una risposta. Eppure, nei momenti difficili, la nostra prima reazione è spesso quella di negare o reprimere ciò che proviamo. Invece è assolutamente normale provare dolore, disorientamento, frustrazione o stanchezza, accettarlo è un gesto profondamente terapeutico per smettere di lottare contro l’esperienza emotiva e iniziare ad accoglierla.
Il mio professore mi ripeteva “non puoi impedire a te stesso di sentire ciò che senti ma puoi solo deciderne cosa farne” e questo aiuta a legittimare il proprio sentire e a non sentirsi diversi. Se poi vogliamo valutarne anche gli effetti benefici fisiologici si abbassano i livelli di cortisolo consentendo al sistema nervoso di uscire dallo stato di allerta e di tornare a una condizione di maggiore coerenza.
3. “Non ho bisogno di meritare amore: ne sono degno, già adesso.”
Uno dei traumi invisibili più comuni è la convinzione di dover fare qualcosa per essere amati. L’infanzia di molti è segnata da messaggi impliciti che hanno associato il valore personale alla prestazione, alla bontà, alla bravura. E così cresciamo con l’idea che l’amore si deve guadagnare e meritare, che vada conquistato, trattenuto, dimostrato. Ripetersi invece che l’amore non si merita, ma si riceve per ciò che si è, è una grande rivoluzione, ha il potere di ristrutturare il proprio schema affettivo interno. Non è facile crederci subito, ma ripetere questa frase è come mettere semi nuovi in un terreno che per anni ha accolto solo spine.
Da un punto di vista neuroscientifico, le parole legate al senso di valore personale aiutano a contrastare gli effetti neurobiologici dell’abbandono e della svalutazione.
4. “Anche questo passerà. Non è per sempre.” Il dolore, quando è forte, ha una caratteristica crudele perché sembra eterno e così il nostro sistema nervoso si mette in iperattivazione: il corpo è teso, la mente è rigida, il tempo si deforma. Ci si sente intrappolati. Questa frase è un’àncora temporale ha il potere sospensivo per cervello e cuore che ogni stato è transitorio, che anche se ora sembra impossibile, arriva comunque ed inesorabilmente un dopo. È una frase che parla direttamente all’amigdala, la centralina emotiva del cervello, che sotto stress si disconnette dal pensiero razionale. Dire “passerà” può sembrare apparentemente banale eppure riconosce che il dolore può rimpicciolire nel tempo che passa, restituendo il senso del movimento, al ciclo della vita che tutto nasce cresce e muore.
5. “Non devo risolvere tutto adesso.”
Questa frase è fondamentale quando si è sopraffatti. Il dolore emotivo, infatti, si amplifica e rimbomba nella mente quando si associa all’urgenza di trovare risposte, decisioni, soluzioni. La mente comincia a girare in tondo, ad analizzare, ipotizzare, prevedere. Ma non sempre è il momento giusto. “Non possiamo fare nulla per comandare il tempo, è fuori dal nostro controllo” rassegniamoci! È vero alcune cose necessitano di decisioni immediate salvavita ma se non siamo in questa condizione dirsi che non tutto deve essere risolto oggi è un atto di saggezza. Significa rallentare, accettare il non sapere e anche il non potere. È un modo per dare tregua al sistema cognitivo, che altrimenti rischia il collasso. E per chi ha un passato di ipercontrollo emotivo, spesso appreso per necessità in contesti familiari instabili, questa frase ma piuttosto ancora meglio questo concetto, se assimilato non giustifica e non porta senso di impotenza bensì può diventare un mantra di libertà.
Dal punto di vista neurobiologico si può ridurre l’ansia, consentendo alla mente di “ritornare online” e valutare tutto con più lucidità.
6. “Merito di essere trattato bene, anche da me stesso.”
è una frase che può trasformare il proprio dialogo interiore perché nei momenti difficili, siamo noi stessi i primi a maltrattarci, ci rimproveriamo, pensiamo di essere stupidi, deboli, incapaci. Può mai la voce che ti parla dentro essere ripetitiva come quella che ti ha ferito fuori? Piuttosto credere che si meriti gentilezza da parte propria, è un modo per rompere il ciclo del maltrattamento emotivo. In particolare per chi ha interiorizzato una forma di autocritica appresa nell’infanzia, questa frase aiuta a riequilibrare il rapporto con il proprio sé. Le frasi gentili verso se stessi aumentano l’attivazione della empatia e della regolazione affettiva, non a portarci ad esigere da noi stessi, a pretendere, a superare, a correggere, vero è che la cultura non ci ha mai insegnato a stare accanto a noi stessi quando ci sentiamo a pezzi..
7. “Anche se non so come, troverò il modo.”
Questa è una frase di fiducia profonda. Non cieca, non ingenua. Ma una fiducia che non ha bisogno di sapere tutto per credere nella propria capacità di farcela. Nei momenti difficili, infatti, si perde il senso di avere potere sul proprio destino. Ripetersi questa frase è un modo per riattivare la speranza realistica, quella che non si basa sull’ottimismo, ma sulla memoria emotiva di altre volte in cui si è riusciti a superare qualcosa. Anche se all’epoca sembrava impossibile. Le affermazioni legate all’autoefficacia attivano il sistema dell’affidabilità e dell’affidamento. Non è importante crederci sempre ma è sufficiente seminarla nella mente perché inizi a tracciare una via. Quindi, iniziamo da qui. Da una frase nuova. Da una voce dentro di te che non ferisce, ma consola. Che non giudica, ma comprende. Che non chiede la perfezione, ma accoglie l’imperfezione come qualcosa di profondamente umano. Ogni volta che ripeti una frase gentile a te stesso, stai ricucendo la trama emotiva della tua storia. Stai dicendo a quel bambino che sei stato — e che vive ancora in te — che adesso non è più solo.
E se senti che queste frasi ti hanno toccato, che hanno sfiorato corde antiche che non sapevi nemmeno di avere, allora forse sei pronto per un viaggio ancora più profondo. Un viaggio dentro te stesso, dentro il tuo passato, dentro quel modo di sentire il mondo che per troppo tempo hai provato a cambiare pur di essere amato. Per fare pace con il tuo io bambino ferito e accoglierlo nelle braccia del tuo io adulto.
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